mercoledì 3 ottobre 2012

Io senza fratelli?


non é che io non abbia mai pensato di voler essere figlia unica. 
né da piccola, né da adolescente. ma poi ho capito una marea di cose crescendo, cose di fratelli. 

immagino non debba essere stato facile essere buttata giù dal trono a 18 mesi da un bambino che da piccolo era orrendo, 
ma suppongo che per averlo chiamato Bibi, un po' di bene devo avergliene voluto da subito. talmente tanto che se piangeva per la fame gli cospargevo il cranio pelato con delle briciole di pane, 
facendolo incazzare perdutamente. 

per non parlare di tutte le volte che all'asilo mi rompeva le palle e mi stava incollata, 
facendomi addirittura infiltrare nella recita nel ruolo di angelo, senza tunica e con le ali sgarruppate perché se no lui l'angioletto non lo faceva. 
però penso anche che l'aver passato insieme asilo, elementari e medie nella stessa scuola mi abbia fatto sentire meno sola la mattina. 

alcune cose devo averle rimosse, altre le ricordo molto bene, 
per esempio le botte da orbi e la sua molestia insostenibile, 
la volta che mi é stato sequestrato il frustino da equitazione perché lo usavo per difendermi e l'aver visto insieme l'inizio di Phenomena per sbaglio, 
che probabilmente ha rovinato la nostra infanzia. 

e poi le vacanze, dagli appuntamenti in Sardegna o Brunico con i nonni, dove facevo un po' la seconda mamma e arrivavo a dire "io figli non ne vorrò mai", 
alle grandi estati con la EF dove eravamo tutti e due adolescenti scemi, ma che nel momento del bisogno c'erano l'uno per l'altro. 
tra portafogli persi ("non ti preoccupare, in qualche modo si fa") e problemi d'età per entrare in discoteca ("ahahah...ti hanno lasciato fuori, scemo. io entro, ciao.")

e nel frattempo, tra un San Candido e un Porto Ottiolu, 
un corso di tennis, ginnastica o scherma, come se niente fosse, 
é arrivato il terzogenito, un vitello di 4 kg e 3, tutto ciccia e pianti disperati. 

se dovessi definirlo quando era piccolo parlerei di un bambolotto rompicoglioni, 
cresciuto a dismisura sia nel carattere che nella mole da subito e abituato a sentire i discorsi dei bambini grandi. 
schiavizzato ogni tanto per andare a prenderci le merendine, 
fonte di nervosismi assurdi quando voleva solo me per addormentarsi e mi obbligava ad andare a dormire alle 08 (avevo 10 anni!), 
grande compagno di tiri al pallone, sebbene non fosse affatto portato, 
bambino infame del "alla ina piace lui" o "mamma, la Ina mi ha dato 5 mila lire per non farmi dire che fuma",
il piccolo Nucs é riuscito a inserirsi perfettamente nel binomio formato da Tod e me, 
un binomio di litigate, insulti, giochi e malattie condivise. 

ah, ne sono passate di acque sotto i ponti: 
trasferimenti, traslochi e separazioni, 
piercing al naso, furti di motorino e fratture ossee, 
feste di compleanno, regali improbabili (e tutti quelli che non mi hanno mai fatto), 
tatuaggi e feste a casa, liti a cena per il calcio,
cavalli, cani, batteria e chitarra. 

e poi esami diversi, una maturità e una quinta elementare preparati insieme, 
telefonate con "oh, la mamma ti ha beccato, 'stavolta sono cazzi", promesse non mantenute "vengo a vedere il tuo orale alla maturità" , 
trasferte della Samp, vittorie e sconfitte, panini preparati all'alba e serate finite insieme nella stessa discoteca "arrangiati per tornare a casa, io sono impegnato", 
feste dei 18 anni passate a ridere e bere, talvolta anche a essere cacciati fuori dal locale causa rissa, 
serate che "usciamo in macchina ma torniamo in taxi", focaccia attaccata alla porta il sabato mattina per chi ancora andava a scuola, 
e commenti sull'abbigliamento "perché hai un fagiano in testa?" - "come cazzo ti sei vestito?"

salvataggi in corsa per una maturità "dovevi leggere la coscienza di zeno? te la racconto io"
concerti a Verona, cene in Piemonte a mangiare il fois gras "perché tu hai fatto proprio un bell'esame" , 
"brava Ina" urlato nel microfono in aula magna dopo la laurea, 
e aperitivi sotto casa "ovviamente offri tu". 
scherzi alla mamma, pianti disperati in ufficio perché "mio fratello domani va a vivere a Londra", 
litigate per il telecomando e gran figure di merda in pubblico, 
passeggiate per i campi da golf e gare di canzoni a tavola, 
battute su battute su chiacchierate importanti di passato, presente e futuro. 

da bambini moccicosi e vestiti sempre uguali alle cerimonie (che incubo), 
siamo cresciuti insieme, sempre uniti e diversi gli uni dagli altri sia fisicamente che caratterialmente, talmente diversi che hanno scambiato Bibi e me per fidanzati a lungo e l'ultima volta persino Nucs e me (e poi dicono che non porto bene gli anni, cazzo),
ma  qualsiasi gioia o enorme dolore, e sappiamo bene cosa vuol dire, lo sappiamo davvero, 
qualsiasi successo o delusione, qualsiasi progetto, qualsiasi sogno, qualsiasi cazzata che ci é passata per la testa, 
l'abbiamo condivisa tra noi tre, creando un nucleo così stretto che quando siamo insieme é praticamente impossibile entrarci. 

tre belle teste di cazzo fatte e finite, 
che si cercano e si trovano sempre, nonostante le distanze, 
e che quando sono insieme riescono a fare festa. ma festa vera. 

sabato 29 settembre 2012

Le manie sono come i fiori, nascono da sole e crescono con noi


e quindi é per questo che...

che in inverno se dormo sola lo faccio sempre con i calzettoni
che ho bisogno di mettere un cuscino di traverso se il letto é almeno a una piazza e mezzo, 
che bevo la spremuta solo se é passata perché i pezzettini mi fanno venire i conati
ma visto che non ho molta voglia di farlo e mia mamma reputa inaccettabile farlo per me, non bevo spremuta da circa 15 anni. 

che detesto i piedi, tutti i piedi della gente, quindi non li guardo mai, 
che non mi faccio toccare dai piedi di nessuno e non permetto che mi vengano toccati sotto il collo. 

che ho paura, ma paura vera, del temporale 
e quindi quando piove chiudo tutte le finestre, stacco le spine di qualsiasi elettrodomestico e dormo poco. 

che quando esco dalla doccia, qualsiasi ora sia e in qualsiasi momento della giornata, mi lavo i denti 
e metto il mio profumo, anche prima di andare a letto, quasi volessi lasciare traccia di me sulle lenzuola, 
e che sono intollerante al grano, all'olio, al pollo e alle uova, 
ma ogni tanto mangio lo stesso.

che detesto soffiarmi il naso e ho imparato a farlo non prima di 3/4 anni fa, 
che pretendo di farmi sbucciare frutta da chiunque sia a tiro, 
e se non c'é nessuno preferisco la frutta che non sporca le mani. 

che odio profondamente chi é nel mio letto e può dormire più di me, 
e che se sono malata di notte mi lamento sempre. 

che succede di svegliarmi perché rido troppo o perché parlo, 
ma quando mi sveglio perché rido non ricordo mai il motivo. 

che dò soprannomi insopportabili a chiunque, 
faccio commenti sgradevolissimi e sorrisi a caso, non necessariamente tutto insieme,
che odio parlare al telefono e preferisco scrivere messaggi, 
che prima di chiedere il lavoro di una persona chiedo per che squadra tiene
e che tutte le partite in tv o le guardo seduta per terra o in piedi in trance agonistica. 

che l'odore del latte caldo mi fa abbastanza schifo, 
che quello delle macchine nuove mi dà un po' la nausea 
e che ho una passione smisurata per tutte le cose più costose, ma giuro che non é colpa mia, non lo faccio mica apposta. 

che riesco a innamorarmi anche solo di un'idea, un colore e un sogno, 
quindi figurati un po' se non riesco a innamorarmi delle persone, 
che andare allo stadio mi trasforma in una personcina ben poco raccomandabile 
e che guardare e riguardare i film che reputo più belli é una cosa che adoro. 

che ho il terrore, e quando dico terrore dico terrore, dei gechi, 
che se vedo un pesce in acqua non faccio il bagno e che potrei annegare in 5 cm d'acqua per la paura, 
che il mio entusiasmo per le cose é a tratti disarmante, 
e che leggo sempre l'oroscopo ma quello della gazzetta resta il migliore.  

che non sono capace a fischiare, la mania non é tanto questa, quanto continuare a provarci, 
che guardo solo selezionatissimi telefilm, che non mi piacciono i cartoni animati 
e che non riesco quasi mai a sentire la fine di una canzone se sono in macchina. 

che per cucinare e bere bene posso anche essere da sola, 
che non ho paura di farmi male in generale, ma ho paura di rompermi il mignolo della mano, il ginocchio e di tagliarmi un pezzo di lingua con i denti. 

che  non mangio quegli alimenti che a mio insindacabile giudizio possono farmi soffocare, 
tipo pasta lunga, cozze, carne (a meno che non sia tenerissima) e certi salumi, come il crudo e la pancetta
e che se devo prendere pastiglie troppo grosse le sminuzzo per lo stesso motivo.

che adoro farmi tirare su le coperte mentre dormo, é proprio una fissazione, 
che scrivo la data e il luogo sulla prima pagina di un libro che comincio e la data e il luogo di quando lo finisco, 
e che inizio sempre leggendo l'ultima parola.

che non mi addormento mai senza aver letto qualcosa, 
che adoro infilare i piedi nella sabbia e immergere un dito nella panna montata, 
che bevo un giorno sì e uno no il caffé macchiato, 
che so scrivere perfettamente usando i numeri al posto delle lettere
e che quando guido per parecchi chilometri ho necessità di ascoltare musica discutibile. 

che ogni tanto parlo da sola, e che discorsi pazzeschi che mi faccio, 
e che quando pulisco casa lo faccio ballando. 

che quando incontro qualcuno che mi piace, 
sia esso un amico, qualcuno che mi interessa, un collega, o uno sconosciuto, 
dò tutta me stessa. 
che poi la mania vera é continuare a fare tutto, perché mi piace così. 

lunedì 17 settembre 2012

Grazie perché


perché quel giorno, sull'autobus, mentre andavate chissà dove, avete deciso di chiamarmi Carolina
e perché quel nome, che tanto non mi piaceva da bambina, ora lo sento proprio mio, 
quasi fosse tagliato su misura per me, 
quasi fosse quel vestito perfetto che tutti vorrebbero avere, adatto a una grigliata sui prati e a una serata di gala. 

perché avete deciso di farmi buttare giù dal trono a 1 anno e mezzo regalandomi Bibi (anche se é stato un regalo problematico) 
senza permettere a nessuno di viziarmi troppo e di farmi crescere come una bambina capricciosa, 
che sarebbe certamente diventata una donna molto più impossibile di quello che già sono. 

per avermi fatto ascoltare la vostra musica, quella dei grandi, già quando ero piccola, 
e per essere venuti ai concerti con me,
per avermi coccolata la notte quando soffrivo di insonnia e tutte le volte che sono stata male, dai 6 mesi ai 29 anni,
per avermi dato quelle sberle "che sono per il tuo bene", 
anche se quel bene l'ho capito molto dopo. 

per avermi trattata da bambina, ma non da principessa, 
per avermi portata allo stadio quando ero piccola e avermi fatto innamorare del significato di quella Sampdoria, 
che ancora mi fa vivere di una felice nostalgia. 

per avermi educata al rispetto per gli altri, per le cose degli altri e per le vite degli altri, 
ma anche per avermi insegnato a difendere le mie idee e la mia dignità: e se questo significa dire un vaffanculo, posso dirlo a chi voglio. 

per avermi sempre raccontato le storie di famiglia, 
dagli episodi più duri agli aneddoti più divertenti, 
perché noi siamo il prodotto di scelte che hanno fatto i nostri antenati. 
ma grazie anche per avermi detto che certe cose le possiamo scegliere noi, per esempio come vivere, sorridere e amare. 

per avermi detto quei no che non capivo, 
e per avermi fatto capire che dietro a ogni sì c'era molto più che una sola parola. 
per avermi lasciato libera di sbagliare, soffrire e capire, 
per non aver interferito con i miei errori e le mie convinzioni. 

per avermi guardata crescere e diventare più o meno donna, 
anche se ai vostri occhi, siano essi qui o lassù, sarò sempre Pinato, la bambina che si é buttata giù dal letto di faccia due notti di fila. 

per avermi insegnato che le persone sono molto più di quello che sembrano, 
che bisogna sentirsi a proprio agio con tutti e che affrontare la vita con un sorriso é molto meglio. 

per avermi lasciato tra i ricordi più belli la cena durante la quale ci avete detto che sarebbe arrivato un regalo, 
che poi pesava 4 kg e 370 gr. e avete chiamato Francesco. 

per avermi fatto passare, volenti o nolenti, esperienze che mi hanno segnata, 
formata e fatto diventare quella che sono e per avermi chiarito quali sono i veri valori della vita. 
ma quelli  che contano davvero. 

per avermi insegnato che il dolore anche quando é insopportabile, si può superare ma non contrastare, 
per avermi mostrato che chiedere aiuto non é un segno di debolezza
e che avere paura fa parte del coraggio. 

per avermi trasmesso la passione per i viaggi, 
per avermi fatto imparare che anche se le radici sono in un posto, 
i rami degli alberi possono essere ovunque noi vogliamo. 

per avermi fatto capire che la qualità non costa niente, dipende solo da quello che vogliamo, 
per avermi raccontato tutti i lieti fine delle favole, ai quali credo ancora, 
e che se abbiamo un sogno non dobbiamo avere paura di rincorrerlo. 

per avermi accettata così, con tutti i miei difetti, 
e per avermi voluto bene anche per questo, 
per tutte le volte che quando vi ho detto che non avevo niente avete insistito e non vi siete fatti fregare da me, a costo di sentirvi dire di non rompere,
per avermi sopportata negli anni dell'adolescenza quando ero veramente una ragazzina scema e insostenibile, 
e per avermi supportato gli anni dopo. 

per aver cucinato i miei piatti preferiti quando ero giù, 
per avermi offerto l'aperitivo in caso di giornate no ma anche in caso di eventi da festeggiare, tipo uno scudetto, un esame passato o la fine di una storia sbagliate, 
ma grazie anche per avermi offerto l'aperitivo solo per il piacere di stare insieme e raccontarci le nostre giornate.  

per avermi telefonato e fatto ridere anche solo raccontando storie idiote  dei miei fratelli, 
e per avermi dimostrato che un bicchiere di vino non risolverà proprio tutti i problemi del mondo ma almeno ti calma per 10 minuti. persino prima di un esame all'Università, persino quando sei ricoverato e ti portano l'aperitivo in corsia. 

per avermi insegnato che la televisione a cena non si guarda, perché a cena si parla, 
per non avermi fatto mangiare il culetto della banana e dei wurstel, 
per avermi lasciato guardare le partite in televisione seduta per terra con il panino di Sotto Ripa. 
certe abitudini non mi lasceranno mai. 

per avermi cresciuta come sono e per aver cresciuto così anche i miei fratelli, 
e per aver insegnato a tutti e tre a volerci bene e a essere uniti, anche da lontano. 
dopotutto le botte che ci siamo dati sono servite anche a questo. 

e grazie soprattutto per avermi insegnato che tutto passa, tranne la morte,
ma, pensa un po', che spesso grazie a tutto quello scritto sopra, si può superare, addirittura senza mettere la freccia.
e dopo un po' di tempo lo si fa anche con il sorriso.  

giovedì 6 settembre 2012

Da bambini é molto meglio


la mamma che mi baciava la fronte e stabiliva quanta febbre avevo, con poteri che francamente hanno solo le mamme, 
la merenda con la Camilla del Mulino Bianco, perché quando stavo male era l'unica merendina possibile,e il té caldo, che mi ha sempre fatto schifo, ma fa molto malato e quindi da malata lo bevevo. 

la coperta che mi buttavano addosso quando mi addormentavo in ogni angolo della casa, 
ciondolare tutto il giorno in pigiama dal divano al letto e dal letto al divano, 
scappare dalla stanza all'urlo di "vai via che faccio girare l'aria" e tornare infilandomi a stento nel letto appena fatto, 
la telefonata al compagno di scuola per sapere i compiti del giorno dopo, 
e la bellezza di avere a disposizione kg di gelato in caso di placche in gola. 

il riso in bianco con il limone e le patate schiacciate, che se me lo fa la mamma è fottutamente più buono di quando lo faccio io, 
svegliarmi alle 10,00 e trovare la focaccia per colazione "ma scegli tu, solo se stai meglio...se no biscotti del Lagaccio e camomilla col limone", (come no!)
la goduria MASSIMA di sentire che Bibi si svegliava per andare a scuola e io potevo dormire come i pazzi. 

la mela grattugiata, che non capisco come, ma guarisce sempre un po' tutto, 
dormire con il peluche che mi scaldava e aggiungere coperte su coperte, 
farmi venire una crisi isterica  (e farla venire agli altri) se la dottoressa prescriveva il collirio
e i giornalini/le riviste che venivano commissionati a papà e che regolarmente sbagliava. 

poter star alzati un po' di più a vedere la tv con i grandi per poi crollare rovinosamente sul divano dopo 5 minuti, 
i deliri di notte che richiedevano per forza l'aiuto di un genitore, 
le corse in bagno in braccio a qualcuno in caso di nausea atroce,
le volte che non stavo così male e potevo andare in ufficio con papà a fotocopiarmi le mani e la faccia. 

essere messa vicino a mio fratello per farmi ammalare insieme in caso di varicella, quarta-quinta-sesta malattia
salvo poi vivere da reclusa in caso di banale influenza, con minacce del tipo "se giochi con Ste le buschi che si ammala anche lui", 
mettermi la felpa della Samp anche in Estate e vivere con il calzini di lana. 

passare gran parte di tutti i Carnevale a casa, malata ma vestita, perché a Febbraio i bambini si ammalano sempre prima di partire per la settimana bianca, 
odiare profondamente lo sciroppo Bactrim e il suo pessimo sapore (ma possibile che dopo anni faccia sempre così schifo?)
farmi passare la spremuta dalla mamma, perché la spremuta fa bene, ma io i pezzettini non li voglio.

insomma, da piccola quando mi ammalavo ero coccolata.

e ora? felpa della Samp, filetto di carne piemontese al sale e mela grattugiata. 
e vediamo chi guarisce

mercoledì 22 agosto 2012

Vale la pena vivere, anche solo per un attimo


Quando verifico che il caffé stia venendo su e, mentre apro la caffettiera per un momento attenta a non scottarmi, annuso l'aroma.  

Un complimento fatto da una persona del mio stesso sesso. 

Quando controllo che il testo di quella canzone in inglese che mi piace tanto sia esattamente come avevo intuito.  

Quando faccio una sorpresa che riesce. 

Il rumore che fa la pasta quando la mescolo all'olio.

C'é quel momento, all'inizio di una storia d'amore, che vorresti dichiararti ma non riesci perché hai paura di esagerare. Ecco, quel momento, secondo me, racchiude tutto l'amore c'é.

Quando ascolto la formazione in campo e scopro, ancora, di riuscire ad anticipare lo speaker.  

Quando tolgo gli scarponi dopo aver sciato.  

Avere un'idea solo mia.  

Sognare, immaginare, progettare un futuro insieme a un'altra persona senza che lei necessariamente lo sappia.  

Quando qualcuno passa la mano tra i miei capelli e il mio orecchio, e io sento quel preciso rumore di carezza.  

Quando metto la quinta in autostrada.

Quando la voglia di qualcuno è talmente forte da far male.  

Quando sto per addormentarmi e c'è quel momento che mi sembra di cadere e faccio uno scatto.  

Il messaggio che arriva per caso, magari di notte, e mentre lo leggo mi vengono le farfalle nello stomaco.   

Ogni volta che qualcuno si preoccupa per me.  

Quando riesco a stappare una bottiglia o ad aprire un vasetto di marmellata senza chiedere aiuto.  

Quando cerco con la mano la presenza di chi sogna vicino a me e la trovo.  

Le rare volte che i piedi di qualcuno non mi fanno schifo.  

Quando faccio ridere, anche se preferisco quando faccio sorridere.  

Quando esco con l'idea di bere solo un bicchiere di vino e mi ritrovo a fare le tre senza sapere come. 

Quando mi sento fortunata di essere come sono. E quando mi viene detto di non cambiare mai.

Quando trovo nella cassetta della posta una cartolina, un invito a un evento oppure una lettera dall'estero.  

Quando penso che il mio modo di essere e di vivere sia realmente apprezzato. Che poi anche se non lo é chi se ne frega.

Quando esco di casa per un caffé e torno con due paia di scarpe. 

Quando mi soprendo, o mi faccio sorprendere.

Quando le parole finiscono e ci si può solo guardare.

Quando parlo di calcio con un uomo e capisco di saperne di più. 

Quando faccio la valigia, anche solo per andare via una notte.

Quando indosso un vesito nuovo il giorno stesso che l'ho comprato. 

Quando faccio assaggiare a qualcuno qualcosa che non ha mai mangiato. 

Quando in radio passano proprio quella canzone che non pensavo volessi ascoltare così tanto in quel momento.  

Quando posso svegliarmi senza guardare l'ora.

Quando mi sento così Lanzoni. e quando mi dicono che assomiglio al mio papà. 

Quando faccio colazione con calma, e quando prendo l'aperitivo di fretta.

Quando faccio un regalo alla mamma. 

Quando faccio serata con i miei fratelli. 

Tutte le volte che ascolto Moonriver. 

giovedì 16 agosto 2012

Ogni viaggio con le amiche merita una testimonianza


non é tanto l'ebbrezza di partire. 
é partire con loro che fa la differenza, perché già sai che le risate saranno assordanti, gli sguardi sapranno parlare più di mille parole e la certezza che qualsiasi cosa accada noi saremo sempre insieme si capisce dal primo all'ultimo ciao. 

e quindi...

quindi parliamo del bicchiere di vino bevuto prima di partire, 
perché la modalità vacanza ON si capisce dall'aeroporto e dai vestiti. 

parliamo dell'ansia terrorizzante di quando ryanair pesa la valigia, 
perché, credetemi, ogni volta é come se dovessi passare l'esame di maturità. 

parliamo della felicità che scorgi negli occhi dell'amica che si sposa e nel fatto che anche quel giorno saremo insieme, ora come allora, a condivivdere certe emozioni. 
parliamo delle frasi mitiche, rantolate in situazioni normali o incredibili, 
che andranno a comporre l'ennesimo taccuino di cazzate. 

parliamo della regola nr. 1 e cioé che se porti i preservativi in vacanza avrai la certezza assoluta di non doverli usare, 
perché tanto vuoi stare solo con le tue amiche. 

parliamo anche di Ibiza, del mare, del sole, di tutto quello che un gruppo come il nostro é in grado di fare quando é insieme. 

parliamo di quando vengono a prenderti in aeroporto ed é lì che vedi la differenza tra chi é fidanzato che chi no...ma come diciamo noi, solo numeri 1, quindi le singles restano fiduciose. 

parliamo, se abbiamo voglia, della complicità che ci rende così speciali agli occhi degli altri e così normali quando siamo noi. 

parliamo del fatto che la prossima volta che ci vedremo saremo lì, 
a vedere un'altra di noi camminare sicura (più o meno) verso il giorno più importante della sua vita. 

ho cambiato idea, 
non parliamo di niente. tanto, amiche mie, tra noi le parole non servono. 

ci basta guardarci negli occhi ed é questo che rende la nostra amicizia qualcosa di molto simile all'amore. 

mancate. 

giovedì 9 agosto 2012

Il peso della valigia


ho iniziato a fare la valigia e tra le varie liste di cose che non possono mancare ho deciso di portare Carolina, così non dimentico niente. 
ma Carolina non è mica solo un nome...

è un modo di sorridere, di camminare, è uno sguardo e una lacrima nascosta. 
è l'abbraccio della mamma se mi facevo male da piccola e la merenda con gli amici, 
è la prima volta che mi hanno sbattuto fuori dalla porta, la prima guida con la patente, 
lo zaino pesante di quando avevo versione di latino, una promessa non mantenuta e un desiderio avverato. 

è il goal della Sampdoria al derby, l'abbraccio di un'amica, la discussione con un collega, 
la litigata con mio fratello per il telecomando e il  primo biberon dato a mio fratello piccolo, 
l'insieme delle persone che ho incontrato e con cui mi sono scontrata, 
la prima sigaretta fumata senza aspirare e la prima sbronza, 
è il pesciolino finito nel water, la mia cavalla Dolly e l'indimenticabile Lefty,
è il primo bacio, quella volta che mi sono sentita davvero bella e quando invece ho faticato a specchiarmi. 

è l'odore dell'acqua di colonia di papà misto caffé e misto a sigaretta, 
la volta che mi sono innamorata e tutte le volte che ho creduto di esserlo, 
è aver sognato vicino a qualcun altro ed essere tornata a casa a orari impossibili, 
è il viaggio più bello, quello più significativo e quello che devo ancora fare,
è il libretto dell'università e quel fiore che mi sono comprata da sola. 

è la scelta di cambiare direzione lì, in un momento preciso della mia vita, 
è la voglia di una casa, uno sport e un uomo, ma non un uomo qualunque, proprio quello. 

é il sogno che non so ancora di volere, la parola che storpiavo da bambina, 
il bicchiere di vino quando ero sola, il suono di alcune parole ascoltate, 
il bouquet della sposa, che tanto lo so che la mia amica ha preso la mira, 
il sapore della frutta e il sale del mare sulle labbra. 

è la fedeltà a un quotidiano, a una trasmissione televisiva, a un settore dello stadio, 
è il mio duetto con Bryan Adams (sì che lo scrivo, cazzo...e quando ricapita?)
sono le parole degli altri che mi hanno fatto soffrire e i giudizi che ho dato, 
è il cuore tornato a battere dopo essere stato spezzato e la volta che a spezzare quello degli altri sono stata io. 

è qualche bugia o mezza verità, una paura affrontata e un incubo ricorrente, 
è la musica che mi piace, il film di cui non posso fare a meno e il rito di iniziare un libro scrivendo luogo e data, 
è il modo di fare colazione e la mia grande capacità di cucinare,
è la mia timidezza che però riesce sempre a farmi conoscere chiunque, e la cosa non smette mai di stupirmi,
è come sono quando mi addormento e come mi ritrovo quando mi sveglio. 

Insomma Ryanair, mi sembra piuttosto chiaro che non posso stare sotto 15 kg. 
e la colpa non è certo delle scarpe.