sabato 27 marzo 2021

quanto tempo abbiamo, a disposizione?

quanto tempo abbiamo, a disposizione? 
non lo so, nessuno lo sa. 

quanto tempo per progettare un futuro, 
scegliere una casa per cominciare una vita nuova
e dire "ciao, ti voglio bene" prima di uscire di casa? 

quanto tempo per cercare di migliorarci, 
fare quella telefonata che troppo spesso si rimanda
e godersi una serata folle con gli amici per ridere, scherzare e ridere ancora? 

quanto tempo per cambiare colore di capelli, 
rivivere un ricordo felice attraverso vecchie foto 
e spegnere quel dannato telefono per ascoltare, assaporare e guardare la realtà senza filtri?

quanto tempo per stendere il carico della maledetta lavatrice, 
imparare una lingua che non si conosce 
e prenotare una cena per due in un ristorante che ci incuriosisce da tempo? 

quanto tempo per crescere, 
innamorarsi 
e sognare? 

quanto tempo abbiamo a disposizione? 
non lo so, nessuno lo sa. 

il sorriso di chi va via, illuminerà sempre il cammino di chi resta:
questa, sì, è l'unica cosa che so. 

lunedì 21 dicembre 2020

chissà, chissà domani su che cosa metteremo le mani

ciao Adri, 
l'altro giorno sarebbero stati 69, eh? e sai che ti dico? 
che ti avrei preso in giro talmente tanto che probabilmente mi avresti mandato a quel paese, 
salvo poi ridere con me. 

chissà come avresti affrontato tu, questo indimenticabile anno: se ti saresti incazzato ogni tanto, se ci avresti video chiamato tutti i giorni pur non sapendo usare bene l'iPhone e se avresti affrontato il problema dal principio: con un bicchiere di vino, una sigaretta e un sorriso. come sempre. 

chissà che emozione avresti provato a tenere in braccio la tua nipotina Blue per la prima volta, maneggiandola probabilmente come un oggetto di cristallo per paura di romperla, 
che battito felice ti sarebbe scoppiato nel petto non appena avresti saputo che da qui a poco sarebbe arrivato pure un maschietto, che probabilmente avrebbe avuto il tuo nome lo stesso - magari come secondo - 
e quanto forte avresti stretto, se avessi potuto, i tuoi due ragazzi e le loro consorti, sapendo già da fin da subito che sentirti chiamare "nonno Adri" ti avrebbe fatto sciogliere come neve al sole. 

chissà come ti sarebbero girati i coglioni nei lunghi mesi di chiusura di bar e ristoranti, che a prendere d'asporto proprio non ti ci avrei visto ma magari, chissà: ci avresti stupito, 
quanti "eh, puverett" avresti detto a voce alta guardando la televisione e soprattutto ascoltando quella manica di scappati di casa che ha l'assurda pretesa di governare 
e quante volte avresti chiamato Attilio nelle terribili settimane di Bergamo per sapere se tutto andava bene. 

chissà quante lacrime di commozione ti avrebbero illuminato gli occhi guardando ogni singolo speciale per il "tuo" Diego Armando (a proposito, mettiti in coda ma ti prego parlaci prima o poi che se non capisce più un cazzo di italiano come presumo, tu sai lo spagnolo e non ha scuse), 
quanti ricordi ti sarebbero rimbalzati nella mente sentendo Cabrini parlare al funerale di Pablito e vedendo i compagni di quella Nazionale incredibile portare la sua bara 
e quante volte, mai come quest'anno, avremmo cantato "nun me rompe er ca" di Gigi Proietti. 

chissà come mi sarebbe mancato averti così a portata di mano e non poterti vedere per un bicchiere di vino, ma fai anche due o tre, per parlare di Sampdoria, 
per raccontarti che durante il lockdown, visto che non era già tutto così complicato, sono riuscita a cambiare lavoro ed entrare in una prestigiosa compagnia 
e soprattutto per presentarti l'amore della mia vita, con il quale molto probabilmente mi avresti preso in giro, dimostrazione vivente che a volte - quando ne vale la pena - avere una testa così dura premia e forse questo ti avrebbe reso orgoglioso di me. 

chissà cosa avresti pensato di questo mondo così assurdo la prima volta che ti saresti dovuto mettere in coda per fare la spesa, con guanti e mascherina, sentendoti in un brutto film, 
quanto ti sarebbe costato non abbracciare le persone a cui vuoi bene, che tu sei sempre stato così affettuoso
e che sapore avrebbe avuto il primo aperitivo insieme, magari all'aperto e con il nuovo cucciolone 
color cioccolato. 

chissà, chissà domani
su che cosa metteremo le mani... 

quest'anno ci ha tolto molto, Adri
ma credo che ci abbia dato altrettanto,
insegnandoci quello che troppo spesso dimentichiamo, nonostante tu sia stato il primo a darci la lezione: le cose davvero importanti della vita. 

... aspettiamo che ritorni la luce, 
di sentire una voce,
aspettiamo senza avere paura, domani. 

cin cin papà, 
la tua Pinato 




mercoledì 17 giugno 2020

il mio compleanno

il pre-compleanno con i ragazzi e Francesca, 
l'uovo della Bottega con Corra
il messaggio di Tod a mezzanotte spaccata
e la candela sulla tortina di Simo.

la mamma che è sempre la mamma, 
la colazione che Simona mi ha portato a casa,  
la cena con le mia B e la mia Mag
e anche chi mancava. 

i brindisi, 
il pranzo con i miei Franceschi, 
la bella (e buona) torta per me 
e spegnere la candelina con la mia baby Blue tra le braccia. 

i messaggi, 
le telefonate, 
l'affetto
e il mio giorno. 

è stato un bel compleanno, 
per cui ringrazio tutti, 
oggi perché il 17, come il 13, è un numero che amo. 
vi voglio bene



lunedì 25 maggio 2020

91 giorni

sono passati 91 giorni da quando mi sono svegliata a casa, quella vera, 
convinta di farmi una settimana o due di comodo smart working senza colpo ferire. 

91 giorni di eventi, compleanni e regali, 
di andrà tutto bene, di assurde vicinanze e di telefonate intense, 
di pensieri contorti, ritmi trasformati e nuovi valori. 

91 giorni di mancanze, silenzi e assenze, 
di presenze, persone costanti e sorrisi, 
di non voler svegliarsi perché se dormo non sento le notizie, di mangiare più pasta che mi è sempre mancata e di fuori c'è il sole e magari mi abbronzo. 

91 giorni di intolleranza, emozioni e rabbia
di nuove speranze, nuovi insegnamenti e nuove regole, 
di nervosismo verso il prossimo, di bisogno di routine e di Bergamo nel cuore.

91 giorni di caffè isolati, pranzi muti e pause sigaretta solitarie, 
di video chiamate, di riunioni frizzate e di brief da lontano, 
di non scegliere come vestirmi, forse solo se truccarmi e caso mai sotto sto in pigiama. 

91 giorni di pensieri, futuro e incertezza, 
di camminate limitate, spese eterne e obblighi inconsueti, 
di piccoli essere deliziosi che portano gioia con un grido, di gesti soffici dati e ricevuti, di consapevolezza di essere fortunata. 

91 giorni di scatti, scritti e canti,
di sonni tormentati, aperitivi riusciti e uova poché a pioggia, 
di cambiamenti forti, di abbronzature da muratore e di poter contare su molte persone. 

91 giorni a capire ancora di più che l'amore è amore, 
come del resto ho sempre sospettato.

91 giorni che hanno cambiato per sempre quello che eravamo prima.

però il Negroni ha lo stesso sapore di sempre: 
allora chissà... magari anche il dopo non sarà poi così male. 







domenica 17 maggio 2020

ci pensate anche voi, al prima?

dico, ci pensate anche voi al prima ora che forse le cose torneranno a una strana normalità, per voi e per tutte le persone a cui volete bene? 

ci pensate se invece, sfortunatamente così non fosse - o non del tutto - a quanto siano stati duri questi mesi per chi sa che non potrà più abbracciare chi gli era caro, e a quanta fatica si sia provata a vivere alcune emozioni a distanza? e a chi eravamo prima, tutti noi?

ci pensate a come siamo cambiati, piano piano, ogni singolo giorno della nostra vita? 
alle priorità che abbiamo rivisto di colpo, talvolta impreparati ad accoglierle nonostante così tanto sicuri di noi stessi?

ci pensate a come era facile abbracciarsi, bere dallo stesso bicchiere e ridersi addosso, ora che ancora non sappiamo quando sarà possibile farlo davvero di nuovo? 
e al peso di ogni abbraccio non dato, di ogni bicchiere non condiviso e di ogni sorriso trattenuto?

ci pensate al primo bacio che avete schioccato a una persona che non vedevate da mesi, al cuore in gola e all'emozione trascinante rispetto a quanto fosse così normale e ordinario farlo? e, rispetto a prima, non trovate più magia?

ci pensate a come avete affrontato la lontananza, la paura, la solitudine e la voglia di dare? 
ai mezzi che prima odiavate, come foto di piatti e videochiamate, che vi hanno permesso di non impazzire mentre il mondo chiariva il nostro miserrimo ruolo nel corso della storia?

ci pensate a come era facile scoraggiarsi di un nulla, chiudersi in silenzi profondi, starsene a casa senza salutare e non pensare agli altri? e a come questo sia cambiato travolgendo le nostre vite, vista la voglia di conoscersi, uscire e condividere? 

ci pensate a quando avete iniziato a stabilire che se esco, lo dico che a chi mi è vicino serve qualcosa forse, o magari chiacchiero un po' con lui o lei che è da solo o sola e chissà, se va bene offro un bicchiere di vino?

ci pensate a quante cose fossero scontate, come attraversare una regione per un pranzo e un abbraccio, tenere tra le mani un neonato e stringere forte le persone che ami? 

ci pensate a quanti regali, dediche e pensieri ci siamo fatti in questi mesi di paura, incertezza e distanza dimostrando il meglio di noi stessi, quello che a volte non viene fuori mai?

ci pensate a quando la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole?
ma ci pensate che forse, ora, siamo un po' tutti migliori, consapevoli e altruisti? 

ci pensate a quello che non daremo mai più per scontato come prima e come spero faremo dopo?
io sì. soprattutto le persone. 





giovedì 30 aprile 2020

bye bye my friends

tre anni di lavoro, 
tre sedi diverse 
e una pandemia. 

tre anni di confronti, scontri e pugni sul tavolo, 
di bestemmie, parolacce e sfide a calcetto, 
di birrette prima, a volte durante e spesso dopo una giornata di lavoro. 

tre anni di pranzi fuori, schishette (cit.) e torte per i compleanni, 
di sale riunioni occupate, contro-feste di Natale e sushi il venerdì, 
di confessioni rubate, fantacalcio e rose per i compleanni. 

tre anni di partenze, arrivi e visi nuovi che diventano familiari, 
di cartelloni scritti e attaccati, di risate sonore e sigarette in veranda, 
di commenti acidi, gossip selvaggio e sbuffi. 

tre anni di collette per i compleanni, di aperitivi clandestini in zona relax e pre-aperitivi rispetto a quelli ufficiali, 
di stress, scadenze da rispettare e ansie generali, 
di cazziatoni, complimenti e "non ti preoccupare, ti aiuto io". 

tre anni di nottate in ufficio, di gare sfidanti e di tensione da battere, 
di "ci sono, se hai bisogno", di pesto anche senz'aglio e di cioccolato per coccolarci, 
di "parliamone un secondo", "vaffanculo mollo tutto" e "come sei figa oggi".  

mai come ora mi rendo conto di come il luogo di lavoro possa diventare una famiglia, 
mai come ora mi rendo conto di come dei colleghi possano diventare amici, 
mai come ora mi rendo conto di come mi mancherete tutti voi. 

tutti voi, che siete ogni persona che ho incontrato, in questi tre anni di noi.