mercoledì 12 ottobre 2016

incontri color porpora

per  una storia che non è mai nata, 
ma che ha sempre fatto parte della mia vita. 

per la moto, il casco e una decisione presa di pancia,
e i pomodori, la stropicciatura e il rientro a casa. 

per una Ceres, un bacio e un saluto prima di una partenza,
e un pensiero, un messaggio, l’incontro di un ritorno. 

per una tortina di compleanno improvvisata a mezzanotte, un grazie intenso e una sigaretta fumata proprio quando la Primavera smette e comincia l’Estate,
e una colazione di mattina presto, un “sei bellissima” e un ricordo ingombrante. 

per gli incontri fugaci, i saluti troppo veloci e i baci immaginati,
e i sorrisi sinceri, gli sguardi sicuri e gli abbracci stretti. 

per i genoa merda, le botte di doriana e i vaffanculo sorridenti, 
e le battute, le parole che non ci siamo mai detti e i discorsi solo pensati. 

per uno sguardo scambiato per caso qualche anno fa, 
che dopo quello ci siamo tenuti per gli occhi ogni volta che ci siamo visti. 

per le lettere che non ci diremo mai,
e per tutte le volte che ci incontreremo ancora.

per un biglietto scritto a mano, come quelli di una volta, 
e per le dita che si sfiorano prima di scivolare via.

per la porpora, che la maggior parte della gente nasconde, 
e altra, quella migliore, invece no. 

mercoledì 28 settembre 2016

la non-carta di identità

nella psicologia contemporanea l’identità  è l’espressione per designare la consapevolezza di un ente razionale di essere sempre il medesimo e distinto da tutti gli altri. 

sempre il medesimo che era prima di inciampare su una delusione, 
distinto dagli altri per la reazione che ne è derivata. 

distinto dagli altri perché non cede alla tentazione di attuare giochetti forse di successo ma certamente patetici, 
sempre il medesimo di quando si è voltato indietro scegliendo sé stesso e non l’infelicità. 

sempre il medesimo di quando da piccolo credeva così tanto nel prossimo da prendere la mano degli estranei e farsi portare in giro, 
distinto da quegli altri che vedono il malaffare in qualsiasi parola, gentilezza o sorriso. 

distinto dagli altri, quelli che non riescono a godere di quello che hanno, 
sempre il medesimo di quando non aveva paura di mettersi a ballare in una stanza ferma se sentiva una canzone che gli piaceva. 

sempre il medesimo di quello che da bambino rimaneva male per un no o un castigo non meritato, 
distinto da chi si lamenta della propria vita senza fare qualcosa che possa cambiarla. 

distinto dagli altri per i suoi gusti in fatto di cibo, musica e vestiti,
sempre il medesimo di quello che affondava il cucchiaio nella Nutella di nascosto (anche se ora lo fa di nascosto da sé stesso). 

sempre il medesimo di quello che è sempre stato in tutte le relazioni della sua vita, 
distinto dagli altri che rinnegano le proprie passioni a seconda di chi è loro accanto. 

distinto dagli altri, quelli che non cambiano mai idea per superbia, 
sempre il medesimo di quello che ha imparato a chiedere scusa ed è ancora capace di farlo.

sempre il medesimo di quello che si emozionava a mettere piede allo stadio, 
distinto da quelli che tifano una squadra di merda. 

nella psicologia contemporanea l’identità è l’espressione per designare la consapevolezza di un ente razionale di essere sempre il medesimo 
e distinto da tutti gli altri: non c’entra sesso, altezza, nome e cognome 

non c’entra niente sesso, altezza, nome e cognome. 
c’entra come sei nato, come non ti sei fatto cambiare nonostante tutto e come ti distingui dagli altri; 
c’entra cosa ti piace, se riesci a dare il meglio di te a tutti e come riesci a ridere dopo una tempesta. 

l’identità, per me, è tutto. 
e tutto non può essere di carta. 

martedì 13 settembre 2016

#CookTheMountain's impression

Pusteria, strada forestale, un po' di Badia e passo Furcia, 
presentazioni, strette di mano, baci e abbracci, 
sorrisi, molti sorrisi, chiacchiere e qualche sigaretta. 

spumante di mela, pullman gigante, foto di gruppo e Schöneck, 
parole in italiano, inglese, tedesco e qualche azzardo, 
stelle che brillano che di più non si può, whatsapp alle 4,15 del mattino e si comincia davvero. 

messaggi, telefonate, piccoli errori di percorso e impianti di risalita, 
museo a 2000 metri di altezza, diretta Facebook e panino così semplice da essere divino, 
Sole, altalena, rifugio Graziani e birretta per fermarsi un attimo. 

Chefs, ospiti, tartare di cervo e cuore di stambecco, 
aria troppo fresca, sigarette, grappa e discesa a valle, 
stelle che brillano che di più non si può, albergo e una notte troppo corta. 

colazione in quota, idee creative, scambi di opinione e applausi per tutti, 
nuovi arrivi, strette di mano, sorrisi di intesa e il Monte Elmo da lontano,
servizio al tavolo, carbonara di montagna e un kaiserschmarrn che mi ha fatto pensare che lassù, da qualche parte, esista un Dio del kaiserschmarrn. 

passeggiate di gruppo, lezione degli esperti, merda di mucca ovunque e cavalli in lontananza, 
aria fredda, di quella che fa bene, bollicine, fotografie di backstage e qualcosa di nuovo, 
stelle che brillano che di più non si può, una cena per la quale non trovo le parole e un ringraziamento vero. 

stelle che brillano che di più non si può, chitarra, grappa e carbonara notturna. 

stelle che brillano che di più non si può, Cook the Mountain, vecchi amici e nuove conoscenze. 

stelle che brillano che di più non si può. 

martedì 9 agosto 2016

l'emozione di c.

è così che succede quando ti presentano un cantante di cui sei appassionato: ti viene in mente che prima di lui c’era suo papà, 
che accavallava le gambe, teneva la sigaretta in mano, parlava con la stessa coccina come il tuo di papà
e che come lui se ne è andato troppo presto. 

è così che succede quando ti presentano un cantante di cui sei appassionato: ripensi al perché lo conosci, 
alla musicassetta con l’etichetta scritta da papà “F. De André” e un anno che non ricordo, certamente lontano, 
al momento in cui ho scoperto le sue canzoni e, una volta fatto, è stato per sempre. 

è così che succede quando ti presentano un cantante di cui sei appassionato: diventi rosso (dentro) e non parli, 
ti godi il momento, ti godi la dedica sul libro, ti godi lo stesso identico accento che ti accompagna da una vita 
e cerchi di conservare nella mente il ricordo delle parole che senti. 

è così che succede quando ti presentano un cantante di cui sei appassionato: ti piazzi in prima fila per sentirlo raccontare la sua vita,
ridi, batti le mani, filmi e magari un po’ ti commuovi
e ti compiaci perché sai per certo di essere l’unica che sa che cazzo sia Savignone. 

è così che succede quando ti presentano un cantante di cui sei appassionato: schizzi in albergo perché ti dicono che vuole suonare, 
ascolti le canzoni che ti hanno fatto sognare, morire, piangere, 
fai video perché non ti ricapiterà mai più di essere in una hall a sentire cantare così da vicino Cristiano, 
sussurri le parole sottovoce per non farti sentire e, cazzo, anticipi anche la fine di una canzone.

è così che succede quando ti presentano un cantante di cui sei appassionato: torni a casa alle 3 e rotte del mattino cercando di ricordare che hai persino cantato i Trilli con lui, 
sei felice, vorresti raccontarlo a tutti, ti guardi i video che hai fatto 
e pensi che la prossima volta che vorrai sentire “Se ti tagliassero a pezzetti” lo potrai fare attraverso il  telefono e non su YouTube. 

è così che succede quando ti presentano un cantante di cui sei appassionato: ascolti Invisibili sussurrando ma òua che se vedemmu dumàn tüttu u cangiàa
pensi al fumo di Caricamento e alle notti di Genova, 
e, mai più di prima, alla svolta della vita in una sola frase che dice “continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai”. 

è così che succede quando ti presentano un cantante di cui sei appassionato: è un’enorme emozione. 
l'emozione di c. 

mercoledì 13 luglio 2016

issare l'àncora

l’àncora alla quale mi aggrappo in caso di confusione é il mio passato. 
cioè, a volte anche l’oroscopo, ma principalmente il mio passato. 

una delle cose che ho smesso di fare è evocare i momenti più tristi per avere la scusa di farmi un pianto liberatorio senza alcun motivo ed è stata una piccola impresa; 
questo non significa che non ricordi nulla perché come ampiamente raccontato la memoria non fa selezione
solo non la uso come strumento di sfogo. 

tuttavia tendo ancora ad aggrapparmi ai ricordi più felici del passato per permettere di sopire i momenti irrequieti del presente ed evitare che mi infondano ansia per i giorni del futuro.

ma ora è arrivato il momento di smetterla. 

è arrivato il momento di smetterla perché non c’è nulla di promettente nell’usare stracci di una felicità ormai logora per farsi una coperta che pensi ti potrà far dormire la notte, 
o cercare negli occhi delle persone che conosci gli sguardi di persone che non fanno più parte della tua vita perché lontane o passate o non più qui,
o ancora vivere di una tagliente malinconia che distorce i ricordi e li trasforma in futili necessità di cui si pensa di avere bisogno. 

è arrivato il momento di smetterla perché la lucidità del presente non può essere offuscata dalla confusione di un’euforia che non c’è più sottraendo entusiasmo alla voglia di vedere il futuro, 
o perché certe cose non succedono più ed è questo che le rende dolci, tipo la Samp dello scudetto, Alberto Tomba o gli anni del sabato ti veniamo a prendere a scuola con i panini e poi si parte, 
o ancora perché, semplicemente, non occorre rivolgersi sempre a quello che è stato, per quanto sia parte di noi e ci abbia formato. 

è arrivato il momento di smetterla perché, diciamocelo, da dietro non arriva mai nulla di buono. 

è arrivato il momenti di issare l'àncora, tanto da qualche parte si va.

mercoledì 29 giugno 2016

le cose migliori che si possono fare

ho sempre pensato che al mondo esistesse per ogni persona una personalissima e mutevole lista di cose migliori che si possono fare.

cose migliori in generale, senza termine di paragone, perché non si sa se quello che è migliore per me lo è anche per qualcun altro, 
cose migliori in continua evoluzione, perché quello che mi pareva fosse migliore tre anni fa ora potrei considerarlo una stronzata. 

quindi sì, ho anche io una personalissima e mutevole lista di cose migliori che si possono fare. 

come non giudicare le persone dai gusti musicali, anche quando discutibili,
o dalle parole che usano per sentirsi nel giusto, parole di cui spesso e volentieri non ne conoscono neppure il significato 
o dall’abuso di punti di interpunzione, nonostante faccia fatica immane. 

come ammirare un animale selvatico che mi si pianta davanti all’improvviso senza fare foto per non perdere neppure per un attimo l’intensità di quello scambio di sguardi, 
o percorrere certi tratti di strada con una particolare canzone per trasformare la consuetudine in un personale rito di cui essere quasi gelosa
o variare ogni sera la posizione grazie alla quale mi addormento, perché ogni sera ho bisogno di sentirmi diversa. 

come non etichettare il prossimo in base alla sue passioni, per quanto incomprensibili possano risultare ai miei occhi,
o dagli espedienti che usano per per prendere sonno, gocce, luce accese, preghiere o che so io
o ancora da come preferiscono passare il tempo libero, perché è poco per tutti e quindi davvero sacrosanto. 

come non scoprire tutto subito di una persona per lasciare ancora qualcosa da farsi raccontare, intuire, chiedere, 
o assecondare la sensazione che mi indica di aspettare il momento giusto per... innamorarmi, cambiare casa o trasferirmi altrove
o ancora valutare se qualcosa che mi succede possa essere un simbolo, di una fine, un inizio o di un fantastico durante. 

come lasciarmi trascinare dalla corrente per superare un lutto, una botta o una frattura, prima di riprendere in mano la nostra esistenza, 
o decidere di cambiare il corso degli eventi con un messaggio, un vaffanculo, o un bacio 
o fare una follia così grande che non mi fa smettere di ridere mentre sono terrorizzata dalla reazione altrui. 

come non rompere i coglioni agli altri perché è quello che non vorrei venisse fatto a me, 
o smettere di dare la colpa del mio atteggiamento a terze persone, eventi esterni o il mio passato perché solo io posso prendermi la responsabilità di poter essere quello che voglio diventare
o in ultimo, se proprio non riesco a fare a meno di giudicare, fare una netta distinzione tra giudizi di fatto e giudizi di valore e sulla base di quello stare ben attenta a quello che dico.

ho sempre pensato che al mondo esistesse per ogni persona una personalissima e mutevole lista di cose migliori che si possono fare e questa è la mia. 

personalissima, perché io non parlo mai per gli altri,
mutevole, perché cambio insieme a lei. 

giovedì 16 giugno 2016

del doman non v'è certezza

sappiamo bene tutti che nella vita non ci sono certezze, 
che spesso é sufficiente uno starnuto per scombussolare i piani, di qualsiasi piano si tratti, 
e che siamo appesi a quel fottuto filo che non si sa bene da che parti inizi, dove finisca e dove cazzo stia cercando di portarci. 

è per questo che scrivo un post sulle mie certezze, 
per aiutarmi a ricordare le basi su cui poter lavorare, anche se a cosa di preciso non saprei.

le canzoni dei Beatles, a qualsiasi ora del giorno, della notte e del tempo a metà, 
il panino crudo e mozzarella con un bicchiere di vino, 
i Goonies, Crocodile Dundee e Senti chi parla 1,2 e adesso. 

Il Secolo XIX al bar davanti a un cappuccino e una striscia di focaccia, 
la sigaretta dopo aver fatto il bagno in mare ma non quando lo fai in piscina, che chissà perché, 
tutte le repliche di Scrubs che non potrebbero mai stufare, mai. 

il sapore di fare una valigia sconclusionata perché stai per partire, e chi se ne frega dove, 
andare in bagno in ufficio per fare pipì e notare che, come tutte le sante volte, la carta igienica finisce e nessuno mette il rotolo nuovo al suo posto, 
puntare la sveglia alle 6 per andare a correre e scendere dal letto alle 8,10 dopo una lenta agonia di suoni molesti. 

l’incontenibile molla che parte dentro di te e ti fa ballare ovunque tu sia “Like a prayer” di Madonna, 
cantare in qualsiasi luogo isolato o meno “Maledetta Primavera” di Loretta Goggi,
dire che cacatura di cazzo ogni volta che ti siedi al pc. 

il saluto del nonno il martedì mattina quando passa in ufficio e magari propone involtini, gulasch pusterese o pesce spada, 
la telefonata della mamma la sera per chiederti come è andata la giornata
e la consapevolezza che ovunque nel mondo se vedi uno dei tuoi fratelli è sempre una festa. 

l’insolenza con cui alcune canzoni ti si piazzano in testa per non andarsene più per giorni interi, 
la chiara visione di uscire da una Chiesa maritata sulle note di Malibu delle Hole se mai ti dovessi sposare, 
considerare il genoa una squadra davvero di merda e gasperini l'uomo più irritante del mondo.

l’indiscutibile amore che si può per Robert Redford, Sete Gibernau e Slash, 
il bene che vuoi ai tuoi amici, quelli veri, quelli che sanno perfettamente chi sono senza che debba fare l'elenco
e la profonda convinzione che gli uomini con cui c'è stato qualcosa siano stati fortunati anche solo ad avermi avuto per poco (e, in certi casi, coglioni ad avermi fatto andare via).

il ponte del 2 giugno, l’emozione della vigilia di Natale, 
i  compleanni di tutte le persone che conosci perché hai un’incredibile quanto inutile memoria per le date, 
“Come eravamo”, Bette Davies Eyes di Kim Carnes, i ricordi nitidi e pure quelli un po’ deformati dal tempo, 
lo sconfortante arrivo ad Ala Avio che indica che c’è ancora un’ora di cacatura di cazzo per tornare a casa. 

insomma, la maggior parte delle certezze sono solo dettagli, amenità o pensieri personali senza fondamento, 
ma è proprio grazie a loro che lo attenuiamo la sensazione di smarrimento ogni volta che il futuro ci assale. 

per il resto, come diceva un poeta vero "chi vuol esser lieto sia