la sindrome della persona fantasma è sentire la mancanza di qualcuno senza che tu,
quel qualcuno, l'abbia mai avuto: te ne stai lì, solitamente inebetito da una sensazione di vuoto, anche se non sai se quel vuoto sia mai stato riempito.
la sindrome della persona fantasma è credere che esista la tua metà, da qualche parte nel mondo: sai che c'è, anche se forse non la conosci ancora, sai che è proprio giusta per te, anche se tu giusta non ti ci senti mai e sai che quando la vedrai la riconoscerai, anche se forse non sarete subito voi.
la sindrome della persona fantasma è fare tentativi per capire se un abbaglio è verità: ti piace tanto qualcuno e pensi perché no, salvo poi non riuscire a mediare i caratteri e mollare la presa, ti senti guarita da qualcosa che non è andato e ti butti in un altro errore, che solo sbagliando si impara e insisti a non accontentarti mai, perché sai di non aver ancora avuto quello che volevi.
la sindrome della persona fantasma è estenuante, intensa, dolorosa, strana, divertente, eccitante, devastante e unica. quando, però, riesci a darle il valore che merita senza che ti importi di quanto tempo tu ci metta, la prendi per la tua migliore amica.
perché alla sindrome della persona fantasma, se sei molto fortunato, un giorno dirai: "grazie, è stato bello ma ora vattene a fanculo."
succede quando alla persona fantasma dai un nome, un cognome e un futuro.
con te.
"se non fai ordine nella tua testa, non riuscirai mai a fare ordine nella tua vita". sia chiaro, fare ordine nella mia testa è impossibile, avere una vita ordinata pure. al massimo posso cercare di non perdere tutto quello che ho pensato e chiuderlo in un blog
domenica 16 dicembre 2018
martedì 11 dicembre 2018
come la musica così l'amore: certe sensazioni a parole non rendono
pensa al concerto più bello a cui sei stato finora, in tutta la tua vita.
pensa alla meraviglia di essere lì: così tanta gente attorno, che quasi ti sembra illogicamente di conoscerla tutta, la birra per stemperare l'emozione che senti, che qualcosa da bere ci vuole sempre e sentirti anche un po' solo per scelta, per goderti un'emozione così intensa e intima. e tua.
pensa al viaggio che lì ti ci ha portato: la musica in macchina per anticipare un'ondata di sensazioni, il pacchetto di sigarette di riserva perché già sai che forse un po' di nervoso,
di quello buono, ti assalirà quando meno te lo aspetti e la felpa se per caso dovessi avere freddo, anche se sei sicuro di no.
pensa alla cura con cui ti sei preparato per quell'evento così tanto desiderato, voluto e sognato: l'abbigliamento studiato per cercare di essere il più attraente possibile, il trucco delle grandi occasioni ma non troppo che se no non saresti tu e la playlist giusta per accompagnare ogni singolo momento.
pensa alle immagini che ti hanno accompagnato da quando sapevi che ci saresti andato:
la paura di deludere e di essere deluso, la forza con cui cerchi di non permettere a quella puttana di aspettativa, sia essa positiva o negativa, di crescere dentro di te e le parole che hai dipinto in aria per sceglierle preventivamente e non rischiare di rimanere senza.
pensa a tutta la strada che hai fatto per arrivare a quella musica: il giorno che l'hai conosciuta, quasi per caso, e che ti è rimbalzata in mente per un bel po', il momento in cui l'hai sentita con occhi diversi e il corso degli anni durante i quali, ogni tanto, ti tornava dentro.
pensa al vostro primo incontro, finalmente: riconoscervi prima ancora di vedervi perché l'aria è solo vostra, il cuore in subbuglio che tra un po' forse ti scoppia dall'emozione e le mani che tremano anche se cerchi di nasconderlo.
pensa a quel concerto che è stata la volta più bella, più perfetta, quella che ti toglie il fiato e ti fa sentire immortale.
ecco, pensa a quando questo ti succede con una persona.
quando le parole non rendono, insomma.
pensa alla meraviglia di essere lì: così tanta gente attorno, che quasi ti sembra illogicamente di conoscerla tutta, la birra per stemperare l'emozione che senti, che qualcosa da bere ci vuole sempre e sentirti anche un po' solo per scelta, per goderti un'emozione così intensa e intima. e tua.
pensa al viaggio che lì ti ci ha portato: la musica in macchina per anticipare un'ondata di sensazioni, il pacchetto di sigarette di riserva perché già sai che forse un po' di nervoso,
di quello buono, ti assalirà quando meno te lo aspetti e la felpa se per caso dovessi avere freddo, anche se sei sicuro di no.
pensa alla cura con cui ti sei preparato per quell'evento così tanto desiderato, voluto e sognato: l'abbigliamento studiato per cercare di essere il più attraente possibile, il trucco delle grandi occasioni ma non troppo che se no non saresti tu e la playlist giusta per accompagnare ogni singolo momento.
pensa alle immagini che ti hanno accompagnato da quando sapevi che ci saresti andato:
la paura di deludere e di essere deluso, la forza con cui cerchi di non permettere a quella puttana di aspettativa, sia essa positiva o negativa, di crescere dentro di te e le parole che hai dipinto in aria per sceglierle preventivamente e non rischiare di rimanere senza.
pensa a tutta la strada che hai fatto per arrivare a quella musica: il giorno che l'hai conosciuta, quasi per caso, e che ti è rimbalzata in mente per un bel po', il momento in cui l'hai sentita con occhi diversi e il corso degli anni durante i quali, ogni tanto, ti tornava dentro.
pensa al vostro primo incontro, finalmente: riconoscervi prima ancora di vedervi perché l'aria è solo vostra, il cuore in subbuglio che tra un po' forse ti scoppia dall'emozione e le mani che tremano anche se cerchi di nasconderlo.
pensa a quel concerto che è stata la volta più bella, più perfetta, quella che ti toglie il fiato e ti fa sentire immortale.
ecco, pensa a quando questo ti succede con una persona.
quando le parole non rendono, insomma.
domenica 2 dicembre 2018
quel giorno che le mie parole le ha cantate qualcun altro
quando le parole ti si palesano in testa così forti e prepotenti e sincere, che tu non sai dar loro il senso che meriterebbero.
quando il vento ti ghiaccia le mani e le gambe ma non i pensieri e tu, mentre cammini, sai cosa dire ma non come farlo.
quando senti che ti manca qualcuno ma tanto e tu non è che fossi molto abituato a sentire mancanze, figuriamoci se così intense.
quando non sai bene cosa dire e una canzone ti viene in soccorso, parlando per te. ecco cosa succede quando, per la prima volta, affidi le tue parole a un cantante.
____
i could wait a thousand years, my love
i'd wait for you
i could stand in just one place, my love
and never move
i'd wait for you
i could stand in just one place, my love
and never move
as the fire burns around us in the dark
one part is the world and one's my heart
one part is the world and one's my heart
(...)
'till doomsday comes
'till doomsday comes
mercoledì 28 novembre 2018
sai quando tutto ti parla di qualcosa?
quando tutto ti parla di qualcosa è una roba strana che non riesci molto a spiegare:
te la tieni addosso tutto il giorno,
te la sistemi come faresti con il colletto di una camicia dopo che ti infili un maglione
e, ogni tanto, la scacci con la mano come quando una mosca decide, con invidiabile caparbietà, di rompere i coglioni proprio a te.
quando tutto ti parla di qualcosa è una sensazione che non riconosci granché:
ti fa chiedere domande al vuoto che sai che resteranno senza risposta alcuna,
ti desta la notte, che tu non sai perché ti sei svegliato eppure non riesci più a dormire
e ti lascia un po' stupito, senza fiato e magari anche totalmente stordito.
quando tutto ti parla di qualcosa ti cambia un po' la prospettiva:
è una musica che hai sempre sentito che riconosci ma le note sembrano assemblate in modo diverso,
è un nuovo significato che dai a quell'insieme di momenti che scandiscono il tempo senza che però che la consecutio faccia il suo dovere
ed è una storia che ti pare proiettata su uno schermo in una piazza gremita come per la finale del 2006 e che, in realtà, è solo la tua.
ma sai quando tutto ti parla di qualcuno?
è un fatto che non si può proprio raccontare quando tutto ti parla di qualcuno.
perché quando tutto ti parla di qualcuno c'è poco da dire,
c'è solo da vivere.
te la tieni addosso tutto il giorno,
te la sistemi come faresti con il colletto di una camicia dopo che ti infili un maglione
e, ogni tanto, la scacci con la mano come quando una mosca decide, con invidiabile caparbietà, di rompere i coglioni proprio a te.
quando tutto ti parla di qualcosa è una sensazione che non riconosci granché:
ti fa chiedere domande al vuoto che sai che resteranno senza risposta alcuna,
ti desta la notte, che tu non sai perché ti sei svegliato eppure non riesci più a dormire
e ti lascia un po' stupito, senza fiato e magari anche totalmente stordito.
quando tutto ti parla di qualcosa ti cambia un po' la prospettiva:
è una musica che hai sempre sentito che riconosci ma le note sembrano assemblate in modo diverso,
è un nuovo significato che dai a quell'insieme di momenti che scandiscono il tempo senza che però che la consecutio faccia il suo dovere
ed è una storia che ti pare proiettata su uno schermo in una piazza gremita come per la finale del 2006 e che, in realtà, è solo la tua.
ma sai quando tutto ti parla di qualcuno?
è un fatto che non si può proprio raccontare quando tutto ti parla di qualcuno.
perché quando tutto ti parla di qualcuno c'è poco da dire,
c'è solo da vivere.
domenica 25 novembre 2018
che cosa c'è?
che cosa c'è?
c'è che meno male che la mamma mi ha insegnato che basta coprirsi per uscire,
soprattutto se pensi che la giornata si rischiari.
diversamente mi sarei persa oggi.
che cosa c'è?
c'è che per fortuna il papà mi ha insegnato a parlare con tutti senza alcuna distinzione di sorta,
meno che mai con qualche giudizio di valore.
se no certe conversazioni non resterebbero impresse nella mia memoria.
che cosa c'è?
c'è che oggi il mare è così intenso e il cielo così blu che Genova non mi sembra proprio un'idea come un'altra, mi sembra l'unica idea plausibile.
che nella vita, avere certezze, è importante.
che cosa c'è?
c'è che stare a guardare la linea che si forma tra cielo e mare, che da piccola credevo fosse l'inizio della fine del mondo, da Boccadasse ti può dare tutte le risposte che vuoi.
anche quando non le chiedi.
che cosa c'è?
c'è che è la giornata del derby, l'aria è tesa e lo si sente ma è stato bello essere raccontata per un paio d'ore come "la bella ragazza con la quella felpa meravigliosa".
e poi un colpo di clacson con un bacio mandato per un mio forza Doria mi ha fatto sorriderissimo.
che cosa c'è?
c'è tutto il resto.
che, del resto, è tutto.
che cosa c'è?
c'è che mi sono innamorata di te.
c'è che meno male che la mamma mi ha insegnato che basta coprirsi per uscire,
soprattutto se pensi che la giornata si rischiari.
diversamente mi sarei persa oggi.
che cosa c'è?
c'è che per fortuna il papà mi ha insegnato a parlare con tutti senza alcuna distinzione di sorta,
meno che mai con qualche giudizio di valore.
se no certe conversazioni non resterebbero impresse nella mia memoria.
che cosa c'è?
c'è che oggi il mare è così intenso e il cielo così blu che Genova non mi sembra proprio un'idea come un'altra, mi sembra l'unica idea plausibile.
che nella vita, avere certezze, è importante.
che cosa c'è?
c'è che stare a guardare la linea che si forma tra cielo e mare, che da piccola credevo fosse l'inizio della fine del mondo, da Boccadasse ti può dare tutte le risposte che vuoi.
anche quando non le chiedi.
che cosa c'è?
c'è che è la giornata del derby, l'aria è tesa e lo si sente ma è stato bello essere raccontata per un paio d'ore come "la bella ragazza con la quella felpa meravigliosa".
e poi un colpo di clacson con un bacio mandato per un mio forza Doria mi ha fatto sorriderissimo.
che cosa c'è?
c'è tutto il resto.
che, del resto, è tutto.
che cosa c'è?
c'è che mi sono innamorata di te.
mercoledì 21 novembre 2018
monologo liberamente (e arrogantemente) adattato da Scrubs
immagino che potrei sciorinare una lista di cose di cui m’importa quanto le vostre considerazioni sul tempo metereologico, vediamo…
l’intolleranza al glutine, il dottor Alberico Lemme,
le discussioni attorno al movimento cinque stelle, il genoa,
tutto ciò che ha a che fare con il genoa,
il nuovo modello di iPhone, Barbara Berlusconi, la fibra ottica, il talent X-factor,
la chirurgia plastica, Ridge di Beautiful,
Pomeriggio Cinque di Barbara d’Urso, Barbara d’Urso stessa,
il nuovo ct della nazionale, lo stipendio di un calciatore di una squadra milanese,
i partiti di centro destra, i partiti di centro sinistra,
le interviste ai vicini di casa degli assassini,
tutto quello che c’è sulla Terra, tutto nell’Universo,
tutto tutto tutto tutto tutto tutto tutto, tutto ciò che esiste:
passato, presente e futuro, in qualunque dimensione nota o sconosciuta.
oh, e anche Sabrina Ferilli.
NB: l'originale è qui, capolavoro.
lunedì 12 novembre 2018
alla faccia dell'età anagrafica e dando un nuovo significato alle parole
dando un nuovo significato alle parole e alla faccia dell'età anagrafica,
sentirsi un'adolescente con il cuore che ribolle e la pancia che solletica,
è uno di quei privilegi che può farti smettere di respirare per un arco di tempo più o meno lungo, a seconda del caso.
alla faccia dell'età anagrafica e dando un nuovo significato alle parole,
scoprire che la musica che hai già ascoltato, di cui hai imparato alcuni versi e che ti porti dietro da una vita ti dica tutt'altro da qualche tempo a questa parte,
è meraviglia che non credevo potesse esistere.
dando un nuovo significato alle parole e alla faccia dell'età anagrafica,
guidare sorridendo nonostante mentecatti incapaci, la sconfitta della tua squadra e l'assenza di orientamento che ti fa perdere regolarmente nella tua città,
è inusuale rarità che mi fa pensare a un sacco di cose. belle.
alla faccia dell'età anagrafica e dando un nuovo significato alle parole,
spegnere la sveglia alle 6, avere non solo voglia di svegliarsi ma addirittura di comunicare tramite nota vocale,
è realtà così nuova che quasi mi disorienta, felicemente.
dando un nuovo significato alle parole e alla faccia dell'età anagrafica,
piove da un sacco di giorni e a me la pioggia non è che piaccia granché.
eppure non me ne frega un cazzo.
alla faccia dell'età anagrafica e dando un nuovo significato alle parole,
quando tutto ti parla di qualcosa è bene stare fermi e ascoltare attentamente,
in silenzio e con un brindisi.
zum wohl.
sentirsi un'adolescente con il cuore che ribolle e la pancia che solletica,
è uno di quei privilegi che può farti smettere di respirare per un arco di tempo più o meno lungo, a seconda del caso.
alla faccia dell'età anagrafica e dando un nuovo significato alle parole,
scoprire che la musica che hai già ascoltato, di cui hai imparato alcuni versi e che ti porti dietro da una vita ti dica tutt'altro da qualche tempo a questa parte,
è meraviglia che non credevo potesse esistere.
dando un nuovo significato alle parole e alla faccia dell'età anagrafica,
guidare sorridendo nonostante mentecatti incapaci, la sconfitta della tua squadra e l'assenza di orientamento che ti fa perdere regolarmente nella tua città,
è inusuale rarità che mi fa pensare a un sacco di cose. belle.
alla faccia dell'età anagrafica e dando un nuovo significato alle parole,
spegnere la sveglia alle 6, avere non solo voglia di svegliarsi ma addirittura di comunicare tramite nota vocale,
è realtà così nuova che quasi mi disorienta, felicemente.
dando un nuovo significato alle parole e alla faccia dell'età anagrafica,
piove da un sacco di giorni e a me la pioggia non è che piaccia granché.
eppure non me ne frega un cazzo.
alla faccia dell'età anagrafica e dando un nuovo significato alle parole,
quando tutto ti parla di qualcosa è bene stare fermi e ascoltare attentamente,
in silenzio e con un brindisi.
zum wohl.
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